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Incontro con la manager della bellezza ...






Un’associazione non è formata da uno statuto o da una struttura, ma dalle persone che ne fanno parte. Per questo motivo è importante conoscere chi, in maniera del tutto gratuita, si prodiga per la comunità associativa, regalando parte del proprio tempo prezioso. Una delle volontarie dell’Associazione Stella Maris, Elisabetta Pellegrino, è sempre in prima linea, quando sa di poter intervenire, per offrire il proprio contributo alla causa comune che, nel caso dello sportello Universo donna, si riassume nella necessità di permettere alle donne di ritrovare la propria strada.


Come blogger dell’associazione Stella Maris, per me è stato un grande piacere farle una piccola intervista, che mi ha dato la possibilità di conoscerla meglio come persona e di apprezzarne le tante qualità, tra le quali spicca prepotentemente la voglia di fare! Appena sono arrivata nel luogo dove lavora, un centro estetico che gestisce, mi ha fatto sentire subito a mio agio, con la gentilezza dei suoi modi ed il suo sguardo emozionato nei confronti della vita. Per intervistarla mi ero preparata delle domande, ma, alla fine, il progetto iniziale si è trasformato in una bella chiacchierata, che penso sia stata più fruttuosa per questo articolo.


Elisabetta è entrata a far parte della famiglia della Stella Maris, mi ha raccontato, sin da quando l’associazione ha visto la luce, perché l’ha da sempre legata una grande amicizia a Giovanna Cavallo, la responsabile dello sportello Universo Donna, mentre mi diceva questo le si illuminava il volto con un grande sorriso. Quando le ho chiesto, durante l’intervista, quale sia stata una delle prime iniziative nelle quali è stata parte attiva, mi ha risposto dicendomi tre parole “oltre il ponte”,  chiarendomene, poi, il significato:


Si trattava di un progetto volto a sostenere una realtà, a volte difficile, come quella del borgo antico di Taranto, “oltre il ponte” perché la comunità residente in città vecchia tende ad isolarsi per abitudine, volendo, cioè, continuare a vivere nel proprio contesto sociale senza uscire al di fuori della bolla circondata dal mare, ed è proprio questo atteggiamento che bisogna combattere, secondo Betty. 





Le vita di una volontaria


Quando Elisabetta si è prodigata, insieme a Gianna ed altre amiche per il borgo antico, ha iniziato a lavorare per i bambini, la parte più indifesa di un contesto sociale già martoriato. Ai figli del mare, veniva così offerto, grazie al doposcuola, un supporto nello studio, ma era importante per la Stella Maris riuscire ad occupare quello spazio vuoto che, oltre la scuola, si formava ed era pericoloso, in poche parole si dovevano togliere i ragazzi dalla strada e per questo altre iniziative si aggiunsero a quella esistente.


Le donne dell’Universo non persero tempo, si rimboccarono le maniche donando ai piccoli giocattoli e sorrisi, attraverso la realizzazione di abiti per la festa di carnevale, oltre che corsi vari e l’organizzazione di una festa di Natale.


Da questo si può capire che, almeno inizialmente, non era la donna l’obiettivo primario dell’azione dell’associazione Stella Maris.


Dopo vari anni la determinazione di Gianna ed Elisabetta si è focalizzata sulla donna, portando alla crescita di un gruppo sempre più carico di piani per il futuro, riguardanti chiunque voglia aderirvi.



Dalla personalità dell’attivista al suo lavoro


Prima di procedere con l’articolo voglio dedicare qualche riga ad Elisabetta come persona. Non si può certo definire una donna "standard", perché è molto estrosa e colorata, sia dentro che fuori, non mi sorprende che il suo lavoro sia quello di dedicarsi, in qualche modo, agli altri, curandone l’aspetto fisico, ma allo stesso tempo un po’ l’umore, non voglio dire l’anima. Quando mi sono avvicinata a lei ho capito subito che alle sue spalle c’era lo studio della psicologia, oltre che una notevole esperienza nel campo del volontariato, infatti, ho fatto centro, questo bagaglio di conoscenze è la chiave vincente che permette all’artista della bellezza di aprire qualche mente.


Betty crede fermamente che prendersi cura della propria persona voglia dire volersi bene, questo è un modo di pensare, all’apparenza superficiale, ma importante per aiutare le donne in difficoltà, di cui si occupa lo sportello Universo Donna.



La giornata dell’8 marzo






L’8 marzo 2016 lo sportello Universo Donna ha organizzato una sfilata per le donne, avente come obiettivo, non solo quello di dare vita ad un momento ricreativo, ma, soprattutto, sociale. Volontari vari, tra i quali Betty, hanno offerto spontaneamente la propria collaborazione per vestire ed abbellire le partecipanti, che dovevano concorrere scherzosamente per una vittoria sulla tristezza della rassegnazione.





Betty ha sottolineato che sfilare in quel caso volesse dire sfidare, chi le donne dovevano sfidare, sfilando? La loro sfida era  sconfiggere le proprie paure, coperte dalla fragilità, e risorgere dalla cenere. La battaglia ha avuto inizio con trucco e parrucco!



L’aggregazione sociale





Nella vita reale è difficile, raro, inusuale, poter parlare con sincerità di amicizia tra donne. La prima nemica di una donna, a volte, è la donna stessa. Le donne dell’Universo sono diverse, unite e pronte a superare i momenti di difficoltà, lo hanno dimostrato affidandosi alle cure delle esperte che hanno lavorato su di loro, trasformandole da crisalidi in farfalle, non per l’apparire, ma per l’essere.


Il momento della metamorfosi è stato il più bello per Elisabetta, che ha potuto ammirare il frutto della propria dedizione al prossimo, insaporito dalla felicità delle sue amiche, tra le quali molte non si riconoscevano guardandosi allo specchio, così come avveniva tra i loro cari. La manager della bellezza non solo si è lanciata lei stessa sul “palco”, ma ha sostenuto ed accompagnato un’altra adepta che in lei ha visto un trampolino di lancio, la serata è culminata in quello che è stato il vero premio, l’abbraccio tra le vittoriose sulla sfiducia.  

Leggendo questo articolo riuscite a comprendere la vera essenza dell’Universo Donna? No, allora rassegnatevi ad una vita grigia o bussate alla porta dello sportello …


 Autrice dell'articolo: dott.ssa Scarano Manuela

Mamasika: la madre del dolore




Masika Katsuva era una donna che viveva in un villaggio del Congo (Africa centrale), aveva una bella famiglia composta da un marito che l’amava molto e due figlie, una di 14 anni e l’altra di 13, si poteva considerare benestante, perché il consorte era un imprenditore che viaggiava tra l’Africa e Dubai, per via della loro boutique.

Una vita stravolta dal dolore

Questa esistenza tranquilla viene interrotta il 29 ottobre del 1999, quando, in un Paese in guerra come il Congo, nel villaggio della famigliola, arrivano i soldati. Gli uomini armati entrano nelle case degli abitanti, purtroppo accade anche a Masika, all’inizio sembrava che volessero solo derubare la famiglia, ma, dopo aver preso tutto, decidono di dare il via al festival del terrore, la loro prima vittima è il capofamiglia, al quale viene detto che sarebbe stato ucciso, non con un colpo di pistola, ma fatto a pezzi. La madre delle donne africane violentate, così, è costretta a sentire le urla del marito mentre i demoni inveiscono su di lui, urla che cessano solo quando viene privato del cuore.

Dopo aver ucciso il capostipite, i soldati si rivolgono a Masika, imponendole di consegnare il libretto degli assegni, la donna esegue gli ordini, credendo di avere salva la vita, ma non è così, le viene imposto di fare una cosa abominevole, che riguarda il corpo del marito. In seguito, viene ripetutamente violata, mentre accade questo, il dolce angelo ascolta le grida delle figlie, che stanno subendo lo stesso destino, provenire dall’altra stanza e implorare aiuto, Masika sviene e si risveglia in un ospedale, il trauma le ha causato la perdita della memoria e sembra non sapere della morte del marito, i parenti le dicono che è in viaggio di lavoro a Dubai.

Tornata a casa, dopo 6 mesi, trova le figlie incinte, chiede loro come è potuto succedere, le ragazze le rispondono sgomente di come possa aver dimenticato tutto il male che hanno subito, così Masika inizia a ricordare.

La famiglia contro

Quando una donna è violata, le reazioni delle famiglie sono negative in tipi particolari di cultura, come quella africana, piuttosto conservatrice e che vede in un certo modo il genere femminile, non considerandolo al pari dell’uomo, ma questo è niente. Masika, marchiata dall’onta della violenza, viene ripudiata dalla famiglia del marito insieme alle figlie, che hanno partorito i due figli frutto dell’abuso, scaraventata fuori dal nucleo famigliare perché  si rifiuta di sposare il cognato, che sa essere violento e drogato, con lei il marito non ha mai alzato un dito, non ha diritti patrimoniali perché non ha dato alla luce figli maschi, quindi, morto il consorte, non esistono più legami.

Masika diventa un'anima persa, confusa, un peso anche per la chiesa locale, che la paga per raggiungere un villaggio,  durante il suo peregrinare, incontra un gruppo di donne che vogliono  riunire le vittime degli abusi per istruirle in modo che parlassero delle violenze a Goma (località del Congo), ma non ha il coraggio di raccontare la sua esperienza.

Il momento in cui Masika decide di reagire ed alzare la testa, dedicando la sua vita alle donne che hanno subito la stessa sorte, coincide con il giorno in cui viene a sapere , ma già si era accorta di perdere continuamente sangue, che il suo utero e stato distrutto dalla violenza, se non lo avessero asportato, le testuali parole di un’infermiera, avrebbe rischiato il cancro. Da quell’istante Masika, morta il 2 febbraio del 2016 all’età di 48 anni, per un infarto,  decide di dedicare la propria vita al prossimo.

Il lavoro di Masika

Masika per prima cosa ha insegnato alle sue figlie a non sentirsi sporche, il loro compito era quello di crescere i figli con amore, in secondo luogo, ha fondato una comunità, costituita da capanne, destinate ad accogliere le donne violentate insieme ai figli. Non solo è stato importante aiutare le donne a reagire, ma fondamentale assicurare una sepoltura a quelle morte in seguito alle violenze, anche questo è stato il compito di Masika., che ha subito violenze dopo aver fondato il centro, proprio per la sua attività.

Chi sono le vittime?
Masika in alcune interviste ha dichiarato che le vittime non sono solo le donne, oggetto della brutalità umana possono essere gli uomini stessi ed i bambini, anche quelli piccoli. Lei non rifiutava a nessuno il proprio aiuto.

Chi sono i carnefici?
Gli autori delle violenze sono uomini addestrati alla guerra, che proprio per questo perdono la propria umanità, non provando, spesso, alcun pentimento per le atrocità inflitte alla propria gente.


In un documentario di Fiona Lloyd Davies, giornalista e documentary maker, viene sottolineato l’animo atroce dei soldati. Un aguzzino della serenità, in un servizio,  racconta di sentirsi pentito, ma non disposto a pagare, perché si era limitato, quando abusava delle donne, ad eseguire gli ordini dei superiori, avrebbero dovuto pagare loro in primis, questo era il senso delle parole.


La vita di una donna come Masika, divenuta mamma del dolore, cioè Mamasika, ricorda quella di Madre Teresa di Calcutta, solo che la Santa, a differenza di Masika, non ha subito alcuna violenza, ma entrambe hanno dedicato parte della propria esistenza agli ultimi. 


Foto di Mamasika: qui
Mini documentario su Masika sottotitolato in inglese: qui

Autrice dell'articolo: dott.ssa Manuela Scarano

Preghiera alla Stella Maris

Preghiera alla Stella Maris

Stella del mare,
Madonna dei miei ricordi ingenui dell'infanzia,
dei giochi innocenti
in riva al mare trasparente
e appena mosso dalla brezza
sempre fresca e profumata,
Madonna dei miei capricci e delle scoperte
della mia prima giovinezza,
delle amicizie sincere e mai finite,
dei miei primi smarrimenti nell'amore!
È riposante sostare qui
davanti a te,
contemplare la tua bellezza sovrumana
davanti alla tua immagine,
tanti anni fa scolpita in Ortisei
da un artista abile ma ispirato.
Fu Dio a guidare la sua mano
nell'intagliare il cirmolo
colto nei verdi boschi delle Dolomiti,
per farti così bella.
Il tuo viso è dolcissimo,
lo sguardo non è più di questa terra
e si confonde con il cielo.
Tu ci sei sempre vicina,
sei nella nostra vita.
Ci hai tenuti uniti
nel faticoso cammino,
hai guidato i primi passi,
quando da bambini,
nella tua vecchia dimora
nessuno fermava la vivacità
di una vita spensierata.
Tu hai tenuto unita questa comunità
e hai richiamato sempre tanta gente
da quel lontano giorno in cui,
nell'immediato dopoguerra,
fosti accolta nella piccola chiesa,
ormai scomparsa,
a Porta Napoli.
Lì vegliavi sul lavoro della gente umile,
dei pescatori e degli artigiani,,
tra via delle Fornaci e via degli Ostricari.
Parlavano con te con confidenza
e, forti della tua presenza,
prendevano coraggio negli stenti
e negli affanni della vita.
Tu hai costruito la nostra storia
e hai fatto vivere un rione abbandonato.
Quanta nostalgia! Quanta esuberanza e gioia vera!
Quanta pace!
Molti ormai vivono altrove,
hanno lasciato la culla dell'infanzia
dove però sono ancora le radici,
la chiesa di tanti piacevoli incontri
che il Sgnore ha consacrato
nel “sì” eterno,
nel santo matrimonio.
Tu però, non sei partita,
sei qui, nella Cappella del Buon Viaggio,
sei qui, umile e maestosa,
splendida e nascosta,
sempre bella, dal sorriso di cielo.
Tu ci tieni uniti,
ci fai gustare le ore liete della vita,
sei conforto nella sofferenza,
ci richiami da ogni angolo della città
e ci fai rivivere i ricordi belli
quando, di tanto in tanto,
ci ritroviamo insieme
e facciamo volentieri un tuffo nel passato.
Stella del mare,
luce chiara del mattino,
stupenda aurora di ogni giorno,
paradiso in terra,
sorriso della nostra vita,
guida i nostri passi,
conforta e proteggi
i pescatori in mare,
ridona il sorriso ai bimbi
e la speranza ai nostri giovani.
Veglia sulle famiglie,
donaci l'amore per la vita
e per la nostra terra!



Don Alessandro Greco




Fonti: libretto illustrativo per il 50° anniversario
           della Stella Maris ( settembre 1997)
           Istituto V. Forleo

La Madonna del mare


Stella Maris


Come se fosse un copione scritto da Dio, la storia della Madonna, Stella del mare, ha due personaggi chiave, che ne permettono lo sviluppo della trama: Francesco D’Elia, commissario ministeriale dell’Istituto Autonomo della Case Popolari di Taranto, e Ferdinando Stuflesser, lo scultore che ha realizzato la statua della Vergine del mare. L’importanza di questi “protagonisti” si deve al fatto che, ancora oggi, sono rinvenibili documenti, sotto forma di lettere e  simili, che testimoniano tutto l’iter che ha portato la statua a Taranto.


Lettera avente ad oggetto l'aspetto della scultura 



Mesi prima dell’inaugurazione della cappella che avrebbe ospitato la statua della Stella Maris, precisamente a partire da Gennaio del 1947, il dott. D’Elia commissiona alla ditta Ferdinando Stuflesser di Ortisei (Bolzano) la realizzazione della statua della Stella Maris.



In una lettera, il cui testo è arrivato fino all’età moderna, D’Elia, scrive a Stuflesser su alcuni particolari riguardanti la statua della Madonna, che non sono trascurabili, quale, ad esempio, il problema della stella sul capo della Vergine  …



Ferdinando Stuflesser




Dopo lo scambio di varie comunicazioni, legate al pagamento della statua, donata anch'essa dallo IACP alla Chiesa, finalmente la Stella Maris giunse a Taranto, il 7 marzo del 1947, fino all’8 settembre dello stesso anno, fu collocata nella Cattedrale di San Cataldo. L’opera è realizzata dal legno del Cimbro, albero delle pinacee,originario delle Dolomiti, Stuflesser, infatti, è uno sculture del legno, la sua azienda, tramite gli eredi, esiste ancora oggi, e possiede un sito internet dal quale è possibile  ammirare tutte le sue opere (ditta Stuflesser). L’8 settembre del 1947, la Madonna ebbe la sua casa, la chiesetta della Pace, ormai ricostruita, nella palazzina XXIV maggio in Porta Napoli; la processione della stella Maris avveniva, un tempo, proprio in detta data, per ricordare quel momento storico. Un’informazione, curiosa e commovente, riguarda la doratura della corona e della stella d’oro, che adornavano il capo della Vergine durante la processione, la lavorazione fu realizzata nell’Arsenale M.M di Taranto, con l’oro donato dalle famiglie tarantine.  





L’ultimo parroco della Cappella della Stella Maris, è stato don Alessandro Greco, che, nel 1976, ha sostituito don Raffaele Pepe. Grazie a questo sacerdote, dopo ben 20 anni, è stata ripresa l’usanza della processione via mare della Stella Maris.





Madonna del Buon Viaggio


La cappella, sita nella palazzina del XXIV maggio, ha ospitato la statua della Stella Maris sino al 1989, anno nel quale, un’ordinanza del sindaco di Taranto, portò allo sgombero di tutti gli edifici di Porta Napoli delle Case Popolari, la Vergine fu trasferita nella cappella Santa Maria del Buon Viaggio nella stazione ferroviaria, dove si trova ancora oggi.


La statua rovinata





La statua della Madonna protettrice della gente di mare, essendo in legno, con il passare degli anni ha subito un deterioramento, che ha reso necessario un restauro. Questo restauro, invece di riportare all'antico splendore l’opera, l’ha rovinata. Il restauratore, che si limitò a passare una mano di vernice azzurra, un vero pugno nell'occhio, sul manto della Vergine, era Giuseppe Latagliata. Un cattivo lavoro che costrinse, don Alessandro Greco, a rivolgersi allo scultore originario per rimediare al danno.



Azienda Stuflesser


Il 14 aprile del 1993, il sacerdote, partì, insieme ad un autista e Fedele Massante, per Ortisei (Bolzano), in modo  da raggiungere lo scultore Stuflesser, il solo che poteva restaurare la statua della Vergine, usando gli antichi colori. Fu un’occasione molto importante, perché conoscere l’autore di un’opera non è sempre possibile, artista che, nonostante l’età e il passaggio di testimonial al figlio omonimo, continuava a lavorare con passione. Nel mese di giugno, un secondo viaggio, ebbe lo scopo di controllare i saggi del colore del manto, per evitare un nuovo errore e, in agosto, la Stella Maris tornò a casa.



Stuflesser e don Alessandro dopo il restauro della statua della Stella Maris




Le leggende sulla statua


Il fascino di molte immagini sacre della Vergine è arricchito, quasi centuplicato, dalle leggende sul ritrovamento delle stesse, per la statua dell’amata Stella Maris non è così, tuttavia, i tarantini non se le sono fatte mancare.


Le leggende conosciute sono due, nella prima si narra che un soldato tedesco o polacco, viaggiava su di una nave che poi fece naufragio, impaurito dall’ombra della morte, fece il voto di donare la statua della Madonna alla città sulle cui coste si fosse salvato, questa fu proprio Taranto, che ebbe in dono la statua della Stella Maris. La seconda versione della leggenda è simile alla prima, con una piccola variante, il naufrago fece scolpire la statua della Madonna dal tronco al quale si aggrappò per salvarsi.


Ovviamente queste due leggende non sono vere, da quanto scritto sopra si sa che la Statua è stata semplicemente ordinata e pagata ad uno scultore, ma un fondamento storico lo hanno. Infatti, nel 1945, le Truppe alleate autorizzarono la ripresa dei riti della Settimana Santa tarantina, in tale occasione, un soldato polacco, chiese di poter portare una sdanga dell’Addolorata, per ringraziare la Vergine di essere scampato al conflitto mondiale; questo suo desiderio fu esaudito, ed i Tarantini videro un uomo di un'altra nazionalità partecipe, commosso, dei riti dell’antica Magna Grecia.




Autrice Articolo:
Dott.ssa Scarano Manuela




Fonti: libretto illustrativo per il 50° anniversario
           della Stella Maris ( settembre 1997)
           Istituto V. Forleo

Immagini: per gentile concessione di Fedele Massante

La nostra storia








Il simbolo origine dell'associazione


L'Associazione Stella Maris porta il nome della Madonna protettrice dei pescatori, una figura molto amata dalla popolazione tarantina, se ti interessa la sua  storia clicca qui.





L'associazione



L'associazione è stata costituita in data 8/03/2010, intitolata alla Madonna della Stella Maris, per dare continuità al'impegno del presidente Nicola Melucci, che, in passato, ha collaborato con il parroco dell'omonima parrocchia sita in Porta Napoli, monsignore Alessandro Greco, nell'organizzare le manifestazioni civili in onore della Madonna, il primo giorno del mese di settembre di ogni anno.




L'inaugurazione della sede ufficiale, necessaria per dare una svolta all'attività della Stella Maris, è avvenuta in occasione della festa della donna, presso i locali di via Duomo ( borgo antico di Taranto), predisposti appositamente per lo svolgimento di attività culturali del genere più svariato, dal caffè letterario alle mostre, comprendendo interessanti attività teatrali.




l'ideatrice, nonché promotrice dell'iniziativa, è stata Giovanna Cavallo, responsabile provinciale delle Pari Opportunità per l'U.D.C , personalità che ha raggiunto l'obiettivo lodevole di donare 20 televisori al reparto oncologico dell'Ospedale Giuseppe Moscati di Taranto, grazie al ricavato, frutto della vendita di un calendario avente come tema "la donna nella sua quotidianità" , realizzato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla problematica ambientale.



Al fine di permettere all'associazione di operare in piena libertà, svincolata dal drappo di una bandiera politica,  la stessa, collaborando con il presidente Nicola Melucci, ha dato avvio ad una serie di iniziative che testimoniano l'ormai pulsante esistenza dell'Associazione Stella Maris sul territorio tarantino, tra le quali spicca l'assistenza alle donne vittime di violenza, alle famiglie discriminate del borgo antico di Taranto, fino al sostegno scolastico (attività di doposcuola) per i ragazzi disagiati.



Come ha operato l'associazione: 

  • Concorsi dedicati alle tradizioni popolari che coinvolgono le scuole primarie e secondarie del territorio,
  • Caffè letterario: presentazione di libri di autori tarantini e non,
  • Mostra dell'artigianato,
  • Mostre di pittura, private e collettive,
  • Convegni e dibattiti sul tema della donna,
  • Attività sportive per diversabili,
  • Manifestazioni di diversa natura, tra cui la celebrazione della ricorrenza dei caduti di Nassirya  presso il Comando dei Carabinieri di Taranto,
  • Raccolta di fondi devoluti all'acquisto di specchi per la palestra della squadra Mobile di Taranto, in ringraziamento al proprio impegno sul territorio,
  • Dal 1° settembre 2015 apertura dello sportello "Universo donna", per l'aiuto alle donne in difficoltà.

Autrice Articolo:
Dott.ssa Scarano Manuela





Stella Maris: Associazione senza finalità di lucro 

Sede legale: via Duomo 18 

Sede amministrativa via Francesco di Palma 10, CAP 74123 Taranto, C.F 90193100733  

Tel: 099 400 35 773

email:ass.stellamaris_2010@libero.it

Noi donne siamo

Noi donne siamo




Noi donne siamo imperfette
Ma perfettamente Straordinarie.
Siamo una scoperta enigmatica
Siamo lunatiche, sognatrici,
ma terribilmente indispensabili.
siamo Vita, amore e batticuore

siamo coraggiose e orgogliose
siamo accoglienti e capricciose
siamo distratte ma più che mai attente

siamo suolo robusto
dove appoggiare i piedi
siamo calda dimora dove rifugiarsi

noi donne siamo amanti passionali
Madri, amiche a volte anche nemiche
Siamo cielo sereno
siamo mare increspato
siamo la risata di un giorno
e segrete lacrime di notte ...
siamo un cammino sui tacchi,
Siamo la cura di tante cicatrici.

Siamo cuore e ragione
siamo silenzio che fa rumore ...

Non cercate la noiosa perfezione,
amate di noi la nostra essenza,
così è fatta ogni donna,
lei solo sa cosa vuol dire venire al mondo con una gonna!

                                                                                                                         

Autrice: Teresa Tuzzi

Il pianto di una madre ...





Il pianto di una madre lo senti nel vento, negli abissi del mare, incessantemente, in un inquieto, malinconico, doloroso, immeritato, vivere apparente. Nel suo ventre crebbe ed ebbe il suo giaciglio, struggente il suo pianto perché niente poté contro quel periglio. Ora la sua vita mutilata, una pena straziante scatena e,tacita,crudele, impietosa ogni attimo avvelena. Il dolore è la sua sconfitta, lacerato ha il cuore, l'anima devastata, che si chiami Consuelo, Nancy, Chantal o Maria Addolorata.

Teresa Tuzzi


Scritto elaborato in occasione dei riti della settimana santa tarantina 2016, ispirato dalla figura dell'Addolarata e dalla tragedia avvenuta a Bruxelles